Maria Pia De VitoMaria Pia De Vito

Da sempre attratta dalle infinite possibilità sonore della voce, si dedica allo studio del canto lirico e contemporaneo, concentrandosi anche sulla composizione e l’arrangiamento. Le prime esperienze concertistiche le consentono di sviluppare doti di strumentista, dedicandosi alla chitarra, vari strumenti a plettro  e alle percussioni. Le sperimentazioni avvengono in gruppi di ricerca sulla musica etnica, interessati alla polifonia etnica con particolare attenzione alle tradizioni dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana.
In ambito jazzistico nel giro di pochi anni si ritroverà a collaborare stabilmente con riconosciuti musicisti: John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, dimostrando ben presto immense qualità. Decisivi sono i 15 anni di pratica del jazz. Tra il ’94 ed il ’97 lavora al progetto “Nauplia”, sull’incontro tra la melodia napoletana e mediterranea ed il jazz, documentato da due fortunati CD, Nauplia e Fore Paese. Giusto coronamento di anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio sulla vocalità nelle sue tante sfumature sono le esibizioni che la portano ad una presenza capillare nel circuito delle rassegne italiane, europee e mondiali.

 

Il gusto per l’improvvisazione e la cura per il ritmo e la danza nel canto, riscoprendo il mondo di simboli e fonemi precedenti le convenzioni formali del linguaggio, si riscoprono in un disco, Phonè, che segna l’incontro con il pianista John Taylor. Al duo si aggiunge Ralph Towner e nasce così il disco Verso del 2000. La tournée europea segnerà il suo pieno riconoscimento mondiale: nel 2001 viene inserita nella categoria Beyond Artist del 49° Down Beat Critics Poll comparendo al fianco di nomi come  Caetano Veloso, Joni Mitchell, Cesaria Evora, Carlos Santana e Marisa Monte.

L’indagine sulla voce la conduce alla forma canzone con il progetto, co-diretto da Danilo Rea e Enzo Pietropaoli con la partecipazione di Aldo Romano, So Right, del 2005, con  brani originali e reinterpretazioni del repertorio di Joni Mitchell. Il progetto pertecipa a numerosissimi festival italiani ed esteri, esibendosi nel febbraio 2008 anche al Blue Note di New York, accompagnata da Ed Simon ,Scott Colley, Clarence Penn. Nel 2005 incide  in Francia un disco con David Linx, Diederik Wiessels, Fay Claassen, “One Heart three voices”. Il disco riscuote un grande successo, ricevendo il premio Grand prix du jazz dall’accademia Charles-Clos, e il Prix du musicien europeèn de L’Acadèmie du Jazz. Al  2007 risale l’incontro con il pianista e compositore gallese Huw Warren, con il quale avvia un affiatatissimo duo, e incide nel 2008 per L’etichetta Parco della Musica dell’Auditorium di Roma il cd Dialektos, che vede la partecipazione di Gabriele Mirabassi.

Il 2008 è un anno di grande fermento creativo,  vengono varati nuovi importanti progetti: Body at work, con Michele Rabbia, Maurizio Giri e Vincent Courtois, una riflessione sul corpo attraverso musica, letteratura, elettronica. Roden Crater suite, commissionata dall’Università di architettura di Venezia in occasione della mostra Geometrie di Luce , dedicata al Roden Crater project del grande artista americano James Turrell, vince il  referendum Top jazz 2008 indetto dalla rivista Musica Jazz., nella categoria cantanti.

Nel 2009 pubblica con la Universal  il cd Mind the Gap, che riceve il premio della Critica di Musica e dischi come miglior produzione straniera del 2010. Vince per la seconda volta di seguito il TOP JAZZ nella categoria cantanti. Inizia una proficua collaborazione con i Quinto Rigo, con cui svolge diversi concerti con il progetto PLAY MINGUS.  Altro  campo di ricerca in chiave di rilettura improvvisativa è la musica barocca. Forte la cooperazione con il clavicembalista, organista e direttore d’orchestra Claudio Astronio, col quale firma diversi progetti. Svolge un’infinita sequenza di collaborazioni e partecipazioni di gran successo. Dal1996 inaugura un fecondo sodalizio con il compositore britannico Colin Towns, presentandosi al fianco della Big Band, la Mask Orchestra, in numerosi festival.

Si dedica inoltre ad un lavoro musicale e visivo al fianco della scultrice e video-maker Marisa Albanese. Insieme hanno realizzato tre video, Strappi d’acqua, Color pelle e Festina lente, proiettati in una cospicua serie di appuntamenti. E per un libro d’arte della Albanese (Orphani, edizioni Cronopio) progetta una suite per voce e loop machine, A nulla, presentata anche presso la Galleria D’arte Contemporanea di Roma nell’ambito della mostra “Le Tribù dell’arte” a cura di Achille Bonito Oliva.  Nel 2011 incide per L’etichetta Parco della Musica dell’Auditorium di Roma il secondo CD in duo con Huw Warren “O PATA PATA”  che vede la partecipazione di Ralph Towner.  Vince per la terza volta  il TOP JAZZ 2011 nella categoria cantanti.